Gentilmente, vorrei tre Hole ma di quelle potenti, per tre semplici motivi.
1; ho imparato a rollare, epporcodiuncristo sì, ci sta tutto.
2; la prof d'italiano manca da una settimana intera. Saltati compiti di Latino e Greco.
3; Lara ha riaperto il blog.
Sotto le note di vorrei cantata da cesare cremonini ( si sono uno scandalo - oh, ma ora è passato in loop a wish you where here; complimenti per il tempismo. ) sto meditando seriamente sulla prevedibiltà delle persone. Non solo della mia - ma rettificherei con soprattutto non della mia, ma dato che non mi è mai piaciuto sviscerare da sola i fatti altrui ( perchè poi si perde anche il gusto di spettegolare in allegria ) mi limito a parlare in prima persona.
Com'era prevedibile, dicevo, mi sono lasciata trasportare, un'ennesima volta, dalle circostanze e dalle sensazioni e da non so che cazzo, e ovviamente me la son presa nel didietro; anche se comunque non tutti i mali vengon per nuocere. Non sono così ottimista da poter affermare di conoscermi - davvero - conoscermi; eppure sono passata così tante volte, sono stata capace così tante volte di schiacciarmi senza esitazione per un bene apparentemente più grande che, ormai, temo che non sia più semplice altruismo, quanto masochismo, nel vero senso del termine. Questo mio solito comportamento, però, non appare così insensato come potrebbe apparire ad una sporadica occhiata d'occasione. Non sento evidentemente il male che mi faccio quando sopprimo quel che vorrei dire - dire in continuazione, come se volessi divorare senza tregua nè logica alcuna, parlare di quel che sento senza pensare alle conseguenze e, soprattutto, a chi credo sia opportuno rivelare tali informazioni - nè sento poi un dolore così grande nel ripensare a .. Cosa sarebbe successo se. Ogni volta che lo faccio, ogni volta che ricasco in questo .. Errore, secondo la comune concezione, mi convinco sempre più di aver fatto la scelta giusta, ed imperterrita, con una sicurezza che non adopero in nessun altro campo, continuo a camminare sul filo del rasoio, accogliendo sorrisi, compiacendo le persone attorno a me, compiacendomi di compiacere. Non sono comunque ( o perlomeno non credo nel modo più assoluto di essere ) una persona talmente insicura da doversi ricoprire di giudizi positivi e considerazioni accondiscendenti per riuscire a dormire la notte e svegliarsi, il giorno dopo, col sorriso sulle labbra. In verità ascolto molto poco i consigli della gente. Perchè ho sempre ritenuto doveroso, da parte mia, risolvere i miei problemi da sola, sostenendomi si con l'ausilio morale degli amici, ma affidandomi a loro esclusivamente per poter vagliare con cura ogni loro opinione, shakerare il tutto, e filtrare la soluzione a me più consona che, di solito, difficilmente si allontana troppo da quella che avevo principalmente in testa. A volte questo nemmeno accade perchè, non riuscendo a trovare un qualcosa che mi soddisfi sufficientemente, preferisco aspettare che il tempo scorra, osservando la vita passarmi davanti come umile spettatrice dell'universo, come se la vita - la mia vita, cristo di un dio, quella che prima o poi finirà e scoprirò che, cazzo, è stato solo un brutto sogno - fosse un'esperienza presa in prestito da qualcuno, e che io a volte riporgo nelle mani di un'entità qualunque, per fargli fare un lavoro decente, per renderla sopportabile. Questo mio attendere qualcosa che compia le più grandi gesta al posto mio, mi rendo conto, ovviamente, che è un'azione alquanto stupida: so perfettamente che non vedrò mai due enormi mani capovolgere tutto per poter ricominciare da capo, con me che ho dentro la consapevolezza di tutti i miei sbagli e che ho imparato, bene o male, cosa io abbia sbagliato in quest'arco di tempo. Quando questo succede, quindi, quando entro in questo stato di morbosa catalessi, vengo a patti col futuro, sconnetto il cervello, abbandono le relazioni, mi preparo ad un salto nel nulla che non viene mai, e comincio ad esistere con i brividi della vertigine di cadere da un momento all'altro, effetto che mi preclude la maggior parte di esperienze da cui, bene o male, potrei trarre qualcosa di buono per me. Da questo si può dedurre che io, G. Maria Grazia, viva nel terrore di vivere perchè mi considero non abbastanza capace da sopportare gli innumerevoli urti che un'intera esistenza dovrebbe offrire. La paura non è stata sempre una costante nella mia vita, lo è diventata piano, con dolcezza, corrodendomi come il veleno di una chemio nelle vene di un malato di cancro. Sono il frutto di ciò che mi è stato fatto - disse qualcuno. La cosa interessante è che vittima e carnefice, qui, sono la stessa identica persona. Venire a sapere che sei il peggior nemico di te stesso non è mai una bella scoperta, perchè non trovi davvero nessun rimedio che possa adattarsi ad entrambi i lati, per quanto tu possa sforzarti - e trovi soluzione esclusivamente in un cambiamento radicale, in uno scontro corpo a corpo da cui non uscirai vincitrice, non uscirai vinta, non lo sai come ne uscirai e se, ma sai che nel momento in cui questo dovesse accadere la tentazione di ritornare indietro sarà così bruciante da non lasciarti via di scampo, fino ad offuscarti le normali percezioni per pilotare ancora il tuo essere, e le conseguenze non osi immagnarle. Credo nessuno abbia dentro una forza di volontà così potente da poter affrontare tutto questo con una ciecità pari a quella dei bambini. Il vero impegno sta nel prendere la decisione di scatto, in un momento. Perchè l'attesa impigrisce i sensi, rende vano ogni incentivo iniziale, avvolge in uno strato di vischioso malessere immaginario le persone, e le decisioni vengono irrimediabilmente rimandate a domani; domani a dopo domani; dopo domani tra un mese. E tutto diventa bianco e nero, una vecchia pellicola sporca dove le sfumature sono eccezioni pericolose che eviti accuratamente perchè hai paura di scontrarti non solo con te stessa, ma con la vita. A volte faccio fatica a ritrovarmi nei miei stessi gesti, a volte ho la certezza che ogni persona sia formata da tante persone, una più diversa dall'altra, e cambi maschera come i frangenti in cui si trovano suggeriscono, fino a perdere quel che erano all'inizio. Si vince, si perde, alti, bassi, monotonia, novità settimanali, routine, abbracci, passioni, apatia, musica, divertimento, sofferenza, colori, buio, e si fanno le quattro di notte. Chiudi gli occhi ed è già ora di alzarsi, e ti chiedi davvero se ne valga la pena, se oggi qualcuno noterà se hai alzato il culo dal letto o se un giorno non farà poi la differenza ( giorni che si sommano, diventano sparizioni, e tu nel teatro della Signora Vita ti degradi al ruolo di comparsa ). Non riuscirò mai a curare le profonde peculiarità del mio carattere, perchè, in fondo, sono una di quelle persone che si possono vantare di piacersi così, con tutti i loro fantasmi dietro le porte, i problemi aggravati dall'immaginazione, l'ipersensibilità nata per scherzo, i loro grigi sempre più scuri del normale. Alla fine, devo cercare solo di superare la paura di perdere ( qualunque cosa: una battaglia, una persona, un compito in classe, un'immagine, una sensazione ) perchè questa nuova attesa, quest'opprimente sensazione di sottovuoto che avverto ogni volta che apro gli occhi e che fa apparire i miei propositi roba da nulla, banale, la voglio condensare in un tentativo di vedere, ancora, la luce.
