fletto i muscoli e sono nel vuoto
commenti (8) - 04/02/2008 at 05:34 - changes, reflections, prese di coscienza

Gentilmente, vorrei tre Hole ma di quelle potenti, per tre semplici motivi.

1; ho imparato a rollare, epporcodiuncristo sì, ci sta tutto.
2; la prof d'italiano manca da una settimana intera. Saltati compiti di Latino e Greco.
3; Lara ha riaperto il blog.

Sotto le note di vorrei cantata da cesare cremonini ( si sono uno scandalo - oh, ma ora è passato in loop a wish you where here; complimenti per il tempismo. ) sto meditando seriamente sulla prevedibiltà delle persone. Non solo della mia - ma rettificherei con soprattutto non della mia, ma dato che non mi è mai piaciuto sviscerare da sola i fatti altrui ( perchè poi si perde anche il gusto di spettegolare in allegria ) mi limito a parlare in prima persona.

Com'era prevedibile, dicevo, mi sono lasciata trasportare, un'ennesima volta, dalle circostanze e dalle sensazioni e da non so che cazzo, e ovviamente me la son presa nel didietro; anche se comunque non tutti i mali vengon per nuocere. Non sono così ottimista da poter affermare di conoscermi - davvero - conoscermi; eppure sono passata così tante volte, sono stata capace così tante volte di schiacciarmi senza esitazione per un bene apparentemente più grande che, ormai, temo che non sia più semplice altruismo, quanto masochismo, nel vero senso del termine. Questo mio solito comportamento, però, non appare così insensato come potrebbe apparire ad una sporadica occhiata d'occasione. Non sento evidentemente il male che mi faccio quando sopprimo quel che vorrei dire - dire in continuazione, come se volessi divorare senza tregua nè logica alcuna, parlare di quel che sento senza pensare alle conseguenze e, soprattutto, a chi credo sia opportuno rivelare tali informazioni - nè sento poi un dolore così grande nel ripensare a .. Cosa sarebbe successo se. Ogni volta che lo faccio, ogni volta che ricasco in questo .. Errore, secondo la comune concezione, mi convinco sempre più di aver fatto la scelta giusta, ed imperterrita, con una sicurezza che non adopero in nessun altro campo, continuo a camminare sul filo del rasoio, accogliendo sorrisi, compiacendo le persone attorno a me, compiacendomi di compiacere. Non sono comunque ( o perlomeno non credo nel modo più assoluto di essere ) una persona talmente insicura da doversi ricoprire di giudizi positivi e considerazioni accondiscendenti per riuscire a dormire la notte e svegliarsi, il giorno dopo, col sorriso sulle labbra. In verità ascolto molto poco i consigli della gente. Perchè ho sempre ritenuto doveroso, da parte mia, risolvere i miei problemi da sola, sostenendomi si con l'ausilio morale degli amici, ma affidandomi a loro esclusivamente per poter vagliare con cura ogni loro opinione, shakerare il tutto, e filtrare la soluzione a me più consona che, di solito, difficilmente si allontana troppo da quella che avevo principalmente in testa. A volte questo nemmeno accade perchè, non riuscendo a trovare un qualcosa che mi soddisfi sufficientemente, preferisco aspettare che il tempo scorra, osservando la vita passarmi davanti come umile spettatrice dell'universo, come se la vita - la mia vita, cristo di un dio, quella che prima o poi finirà e scoprirò che, cazzo, è stato solo un brutto sogno - fosse un'esperienza presa in prestito da qualcuno, e che io a volte riporgo nelle mani di un'entità qualunque, per fargli fare un lavoro decente, per renderla sopportabile. Questo mio attendere qualcosa che compia le più grandi gesta al posto mio, mi rendo conto, ovviamente, che è un'azione alquanto stupida: so perfettamente che non vedrò mai due enormi mani capovolgere tutto per poter ricominciare da capo, con me che ho dentro la consapevolezza di tutti i miei sbagli e che ho imparato, bene o male, cosa io abbia sbagliato in quest'arco di tempo. Quando questo succede, quindi, quando entro in questo stato di morbosa catalessi, vengo a patti col futuro, sconnetto il cervello, abbandono le relazioni, mi preparo ad un salto nel nulla che non viene mai, e comincio ad esistere con i brividi della vertigine di cadere da un momento all'altro, effetto che mi preclude la maggior parte di esperienze da cui, bene o male, potrei trarre qualcosa di buono per me. Da questo si può dedurre che io, G. Maria Grazia, viva nel terrore di vivere perchè mi considero non abbastanza capace da sopportare gli innumerevoli urti che un'intera esistenza dovrebbe offrire. La paura non è stata sempre una costante nella mia vita, lo è diventata piano, con dolcezza, corrodendomi come il veleno di una chemio nelle vene di un malato di cancro. Sono il frutto di ciò che mi è stato fatto - disse qualcuno. La cosa interessante è che vittima e carnefice, qui, sono la stessa identica persona. Venire a sapere che sei il peggior nemico di te stesso non è mai una bella scoperta, perchè non trovi davvero nessun rimedio che possa adattarsi ad entrambi i lati, per quanto tu possa sforzarti - e trovi soluzione esclusivamente in un cambiamento radicale, in uno scontro corpo a corpo da cui non uscirai vincitrice, non uscirai vinta, non lo sai come ne uscirai e se, ma sai che nel momento in cui questo dovesse accadere la tentazione di ritornare indietro sarà così bruciante da non lasciarti via di scampo, fino ad offuscarti le normali percezioni per pilotare ancora il tuo essere, e le conseguenze non osi immagnarle. Credo nessuno abbia dentro una forza di volontà così potente da poter affrontare tutto questo con una ciecità pari a quella dei bambini. Il vero impegno sta nel prendere la decisione di scatto, in un momento. Perchè l'attesa impigrisce i sensi, rende vano ogni incentivo iniziale, avvolge in uno strato di vischioso malessere immaginario le persone, e le decisioni vengono irrimediabilmente rimandate a domani; domani a dopo domani; dopo domani tra un mese. E tutto diventa bianco e nero, una vecchia pellicola sporca dove le sfumature sono eccezioni pericolose che eviti accuratamente perchè hai paura di scontrarti non solo con te stessa, ma con la vita. A volte faccio fatica a ritrovarmi nei miei stessi gesti, a volte ho la certezza che ogni persona sia formata da tante persone, una più diversa dall'altra, e cambi maschera come i frangenti in cui si trovano suggeriscono, fino a perdere quel che erano all'inizio. Si vince, si perde, alti, bassi, monotonia, novità settimanali, routine, abbracci, passioni, apatia, musica, divertimento, sofferenza, colori, buio, e si fanno le quattro di notte. Chiudi gli occhi ed è già ora di alzarsi, e ti chiedi davvero se ne valga la pena, se oggi qualcuno noterà se hai alzato il culo dal letto o se un giorno non farà poi la differenza ( giorni che si sommano, diventano sparizioni, e tu nel teatro della Signora Vita ti degradi al ruolo di comparsa ). Non riuscirò mai a curare le profonde peculiarità del mio carattere, perchè, in fondo, sono una di quelle persone che si possono vantare di piacersi così, con tutti i loro fantasmi dietro le porte, i problemi aggravati dall'immaginazione, l'ipersensibilità nata per scherzo, i loro grigi sempre più scuri del normale. Alla fine, devo cercare solo di superare la paura di perdere ( qualunque cosa: una battaglia, una persona, un compito in classe, un'immagine, una sensazione ) perchè questa nuova attesa, quest'opprimente sensazione di sottovuoto che avverto ogni volta che apro gli occhi e che fa apparire i miei propositi roba da nulla, banale, la voglio condensare in un tentativo di vedere, ancora, la luce.

new year, new life
commenti (6) - 19/01/2008 at 12:09 - nonsense, changes, reflections, prese di coscienza, nullafacendo, laif is naw

La scuola è ovunque, che a noi piaccia a meno.
Dando per scontato che la scuola sia già, di per sè, a scuola, questa infida bastarda si infila in ogni più remoto angolo mentale cercando con repotenza egocentrica di spazzare via qualsiasi altro pensiero che non sia legittimamente collegato a qualsivoglia attività didattica. Sotto il letto, nella libreria, sui tavoli. La scuola è come Dio, ti prende dall'esterno fin da piccolo e tu ti autoconvinci che sia cosa buona e giusta. In verità sto mettendo giù questo delirio perchè a me sembra che non me ne freghi mai un cazzo di niente, ma invece me ne importa sempre di tutto e anche oltre. Di conseguenza ciò che non riesco ad inglobare come ausilio lo aggredisco targandolo come pericolosamente nocivo. Non mi piace che una cosa pericolosamente nociva stia prendendo il sopravvento sulle mie giornate .. * porcone *

In compenso, sto passando delle belle giornate. Ieri per esempio ho scoperto quanto sia facile prendersi quattro cotte di seguito per le strade di Roma, perchè Roma, signori e signore, Roma veste bene, Roma è charmante, Roma ha sempre un team di modelli usciti da Vogue dietro l'angolo, Roma è un concentrato di vita e non sarà forse veloce come NY, luminosa come London, estetica come Paris o claustrofbica come HK, ma se fino al 2008 ha mantenuto con onore l'appellativo di Caput Mundi ci sarà, sicuramente, un perchè.

Digressioni elogistice prive di finalità precise a parte, trovo che Gennaio sia un mese del cazzo. Che stia passando delle belle giornate è vero, ma questo ottimismo pre natalizio l'ho conservato solo io. E' tutto così dannatamente rapido e sconvolgente che io stessa non riesco a mantenere intatta la cognizione del tempo. Se non altro, questo mi ha in parte risvegliata dal torpore. Tutto attorno a me sembra lasciarmi un segno, e da questo presumo di esser parte di qualcosa che mi fa sentire ogni giorno infinitamente viva, nonostante le lacrime e le incomprensioni e le separazioni.

Ultima cosa, poi vado all'uscita di scuola altrimenti c'è l'uomo nero che mi picchia.
( si signor grimo, sto parlando di lei v.v )

Ieri un ragazzo mi ha confessato che gli ispiro tanta simpatia e che mi vuole bene, come ad una sorella. Io con questo tipo non ci avevo mai parlato prima.
Ieri una ragazza mi ha chiesto come faccio a relazionarmi così facilmente con la gente. Io ho sempre sostenuto di aver grandi problemi in questo.

Credo che alla fine per conoscere veramente sè stessi bisogna guardarci con gli occhi di qualcun altro.

P.S.: un bacio a Bi, e perfortuna che non siamo partite per Napoli perchè sono troppo giovane per fare la netturbina.

Jingle Bells Rock
commenti (15) - 30/12/2007 at 05:18 - changes, reflections, comunications, prese di coscienza, laif is naw

In codesto post verranno usati bizzarri ed alquanto inusuali tempi verbali per il puro gusto di non farvi capire un cazzo, indi per cui glisserò su quest’incipit assai incoraggiante per spiegarvi perché mai io abbia voluto riesumare ‘sta minchia di piccolo spazio virtuale ( coglietemi la citazione storpiata, vi prego ):
1; perché rompete davvero tutti le balle con meeeeri acciòrna dio infelice.
2; perché un pò mi faceva pena.
3; perché è Natale e siamo tutti più buoni.

 29 Dicembre
Giornata un pò disarmante. Mi sveglio e vedo Cosimo in mutande. ( eh. ) Successivamente realizzo che sono rimasta a dormire a casa di Paolo, e che ho un discreto mal di pancia perché Enrico ( che sarebbe il mio finto ragazzo – che sarebbe sempre paolo – che sarebbe una storia lunga – che devo scrivere lo stesso qui altrimenti Bea mi ammazza ) la notte precedente aveva costretto me e Dottor Cox a mangiare i fagiolini lessi con tre tipi di pepe diversi + pasta in bianco con un’intera busta di parmigiano. Son problemi. Torno a casa, alle sei mi sveglia Fede ( + mary sorride ) e ci incontriamo. Glisso bellamente sugli argomenti trattati con lui ( + mary smette di sorridere ) per dire che abbiamo incontrato Ska al New Age che stava con Wendy e qualche altro essere umano il cui nome, purtroppo, che sfiga, non mi è pervenuto. L’unico argomento interessante da lei toccato è stato il video 2girl1cup che penso un po’ tutti conosciamo. Il Cox mi snobba altamente per andare a quel cazzo di locale Jazz ad ascoltare, per l’appunto, Jazz, pisciando anche Pd che sciallo mi chiama mentre torno a casa – meri sono libero. Io sto davanti al portone di casa, tiro un porcone e mi sollazzo mentalmente col pensiero di una bella pizza calda, purtroppo rimasta pensiero.

28 Dicembre
Vibra il cellulare alle dieci di mattina ‘MARY SONO MEG ANDIAMO DAL PARRUCCHIERE DEI VIPS CHE DEVO FARMI LA MESSA IN PIEGA !’ – ‘OK MEG MA PERCHE’ CAZZO A QUELLO DEI VIPS CHE COSTA UN RENE PORCO DIO’  Nessuna risposta. Vi basti sapere che mi sono tagliata i capelli alla Raffaella Carrà e fortunatamente non sembro un panettone, sebbene avessi voluto un taglio un po’ più futuristico, ma il Parrucchiere è eterosessuale e di conseguenza non capisce un cazzo. Incontriamo il Beef ( che si ostina a fumare le Lucky Strike Rosse quando io le voglio Morbide e non gliele posso scroccare ) che ci scorta a piazza fiume e qui incontriamo Fede. Ovviamente la parola d’ordine è: Bowling. Signori e Signore, tra i tre Strike effettuati dal Team, due li ho fatti io. Resto qui fino al 2008 per gli autografi. Purtroppo arrivo seconda perché Beef mi apre il culo come una noce, Meg terza e Fede ultimo. Tuttavia mi sentii troppo distorta come un angelo anormale ( che cade. Offendimi se odiare è un crimine il prezzo è uguale – va bene, sto ascoltando i Verdena. ) usciti, la felice coppietta si avvia per la sua strada e io e Fede ci avviamo al suo motorino ( mortacci tua Fede il casco ) e qui illuminazione: chiama Iolanda, disperata e piangente, che mi supplica di andare a Termini ( notare che la Stazione più famosa di Roma alle otto di sera non è proprio il luogo più carino da frequentare, ma per lei questo ed altro. ) mangiamo al Mc come delle scrofe e ci mettiamo a fumare/spettegolare al Binario 7 davanti un treno notte perché, parole sue, così ci ricordavamo la partenza per Gallipoli. Ma allora dillo prima. Tuttavia, la serata non si conclude qui. Ci avviamo a Campo de Fiori, dove ci ferma uno sconosciuto che ci chiede se siamo fidanzate.

Iolanda: Si, e stanno arrivando. Si chiama Giacomo.
Sconosciuto: - rivolto a me – e tu ?
Me: Ovvio, Enrico arriva fra poco .. Ah, eccolo !  * indica Paolo che sta arrivando con Cox + gli si avvicina * tu ti chiami Enrico e sei il mio ragazzo.
Pd: Nessun problema, palpami il culo.

E mentre Iolanda e Giacomo/Cosimo ed io ed Enrico/Paolo ( con tanto di mano mia sul suo deretano ) ci avviamo a casa di MoVetti, sconsolato, lo sconosciuto, abbandona l’area di caccia per darsi all’ippica. Io però non vorrei dire cosa è successo a casa di Moretti, perché è alquanto imbarazzante. Mischiate Funky Town, sostanze illecite assunte per fini ricreativi e discorsi sul Burka. Spero di aver dato un’idea, perlomeno vaga, di quel che noi abbiamo potuto combinare. Fatto sta che quella sera verrà ricordata come La Marcia Ultima del Dottor Cox, Pd e Meri Graceh al freddo e al gelo, chè abbiamo camminato come profughi dal portone di Moretti a Termini con un giramento di capoccia comune, intenti a programmare il torneo chiusissimo di GTA alla Playstation una volta tornati a casa. Addormentati alle quattro, con lo stomaco pieno di pepe.

27 Dicembre
Ah ma qui si tocca l’apice delle comiche natalizie. Ore dieci Piazzaqualcosa: Io&Beef, seguiti a rotella da Meg e Fede. Stavolta la méta è il Palaghiaccio. Tra l’altro avrei una puntualizzazione, pressoché fondamentale, da fare a tutti quelli che credono che saper pattinare sui Roller Blade aiuti in qualche modo a pattinare sul ghiaccio: mito sfatato non appena ho provato a fare un passo sulla lastra. Mi sono sentita come la prima volta che la classica compagna obesa delle elementari antipatica, bruna e temuta da tutti mi disse che Babbo Natale non esisteva. Cristo, le cadute, ma le cadute. Quanto mi rodeva il culo quando i bambini di cinque anni mi tagliavano la strada a 70 all’ora, porca miseria ( e mi rode tutt’ora ). Almeno mi sono consolata con uno Zucchero Filato dopo.
Pomeriggio lo passo su msn a parlare con Fede mentre lui beve scotch e io un Bacardi pescato in frigo, alle cinque ci vediamo ( Lui costretto a ripescarmi a Piazza Alessandria perché mi ero persa, nonostante il mio non comune senso dell’orientamento )  intenzionati ad andare al Bandana per un altro giro di Alchool. Ebbene si, siamo degli alcolizzati. Ma almeno ho avuto un degno compare al fianco.

26 Dicembre
Che dire. In questa giornata mi sono sentita molto Centauro. L’ho passata, in gran parte, sul motorino di Fede con lui davanti a fare il giro di Roma, beccando le più bastarde buche di Via Nazionale ed i sanpietrini. Gliel’ho detto, fossi nata con cromosomi diversi l’avrei sverginato analmente non sa quante volte. Tra l’altro io amo quest’uomo perché mi ha insegnato a guidare il suo gioiellino in un parcheggio dimenticato dal mondo, mi sono sentita sedicenne. Altra nota degna di merito: Enzo è venuto a Roma. Uso un tono non troppo allegro per motivi che la mia stretta cerchia di affetti conoscerà senz’altro. E dire che due settimane fa ero solo che felice di questa notizia. Vabbè.

25/24 Dicembre
In largo anticipo ( ironia portami via ) vi auguro Buon Natale. Ho rivisto persone di cui nell’arco di quest’anno mi ero dimenticata l’esistenza, i parenti, i cugini, gli amici di famiglia. Ho fatto un torneo di karaoke assieme a mio Zio, e ovviamente ha vinto la sottoscritta. Ho rivisto i miei due falsi cugini e, come di consueto in queste occasioni, ce la siamo sentita molto calla. Divertimento e Tradizione, un cocktail assolutamente perfetto. Questi due giorni sono stati splendidi. ( anche se ho non poco stressato Fede perché stavo morendo quando all’inizio della serata mio padre, convintissimo, si è appropriato del microfono e ha cominciato a cantare le peggio canzoni sud americane. )

21 Dicembre
Tasso in autogestione, ragazzi che corrono con lo skate nei corridoi ed una scena imperdibile che ha fatto calare di molti punti la mia invidiabile reputazione ( ma dove, ma quale. ) Io e Meg nell’aula adibita alla lezione di Tag, lei che gioca a spider su un portatile, quando mi accorgo che abbiamo anche un proiettore. L’equazione finale è di una banalità disarmante. La partita viene direttamente proiettata su una parete bianca ( e su molte teste ), mentre io guido le mani non proprio esperte del mio fungo ad alta voce osservando l’immagine dello schermo proiettata sul muro, con attorno una ventina di facce perplesse che mi guardano, con ragione per carità, lievemente interdette. Stupendo. La sera io e Fede ci avviamo a casa di Cam per la festa a sorpresa per Maria.

Alla festa.
Eu: Mary, ma la festa non era anche per te ?
Mary: Cosa, scusa ?
Eu: Si, mi avevano detto che era anche per te, auguri !
Margherita ascolta la conversazione: Eu, puoi venire in cucina un istante ?
Si avviano, e dal soggiorno sento Meg che esclama a pieni polmoni: Eu, sei una grandissima testa di cazzo !

Altra scena degna di nota, in bagno me e Paolo che ci guardiamo allo specchio. Poi quello screanzato mi accoglie fra le sue possenti braccia e accompagnandomi in una danza inneggiata allo sclero più totale comincia ad urlare: BUON SEDICESIMO MERI GRACEH !
E nel mentre di tutto ciò, qualcuno apre la porta. Ci fermiamo un attimo e notiamo lo sguardo più o meno stupefatto di Bea che ci guarda attonita sulla soglia.
Le risate.

Ma insomma si, doppia festa a sorpresa per me. La prima non era propriamente una festa, ma è stata certamente più inaspettata della seconda. Il sedici, data del mio compleanno ( in cui io sfigata giacevo sul letto leggermente malata ) non so cos’ho provato quando, aprendo la porta di casa, mi son ritrovata le loro facce ebeti mentre esclamavano ‘ BUON COMPLEANNO MERI ! ‘ con la cosa più bella che potessero regalarmi: il Narghilè. Oddio l’orgasmo, e chissenefrega se ho già finito il Tabacco, è troppo troppo buono.

In questo periodo mi è stata data l’occasione di conoscere nuove persone, e rivalutarne altre. Mi sono temporaneamente allontanata da taluni individui e riavvicinata ad altri, per mia volontà, per loro volere, o semplicemente per caso.

Il Dottor Cox, ad esempio. Persona che ho cominciato a stimare moltissimo, sebbene reputi ancora che sia davvero impossibile girare con lui per strada, perché conosce tutti ed ogni cinque metri lo fermano, cazzo. Ma è anche troppo bello il modo in cui lo vedi arrivare, con quel ciuffo ribelle, la sciarpa di cachemire, il cappotto lungo nero ed il passo da funky gallo. Ti viene proprio da dire: si, quello è amico mio, e ne vado fottutamente fiera.

Cristina, per la quale nutro il più sincero affetto, e nemmeno lei sa quanto avrei voluto che fosse stata con me in questi giorni. Ho attivato mentalmente il countdown per quando tornerà in patria, perchè ho segretamente coltivato la certezza che l’Israele non sia davvero il suo posto, perché casa sua è qui, a Roma. Che in questa città ci sia anch’io tra l’altro non è affatto un caso.

Giacomo. Tasto dolente, ammetto. Continuo a ripetere che posso fare a meno di certe persone che non riconoscono i loro errori e se ne fregano altamente anche delle amicizie più importanti ( perché per me questo era, importante ) ma non è vero, non ho gettato ancora la spugna. Forse non ci saranno nuovi pomeriggi sdraiati a Villa Borghese a discorrere su argomenti campati in aria in tempi brevi, ma è una persona che non me la sento ancora di perdere totalmente. Forse ho più bisogno io di lui che lui di me, ma è doloroso ammettere anche questo, per me, ora come ora. Spero che qualcosa di questi tre anni sia rimasto, ancora. Spero che davvero non sia finito tutto così, dissolto nel nulla, per niente. Anche se è difficile crederlo. Incomprensioni a gogo.

Ma soprattutto, e non a caso l’ho lasciato per ultimo, Federico.
Me: Dio, siamo diventati amici.
Fede: Ce ne abbiamo messo, di tempo.
Credo di dovermi autocitare: un lampo avvolgente che non se ne va più.
Lo conosco da relativamente poco tempo, presumo ancor meno di un anno. In verità abbiamo cominciato a frequentarci non più di una settimana fa, e nel giro di questo lasso di tempo incredibilmente breve siamo diventati culo e camicia, come si suol dire. Un ragazzo estremamente interessante, col quale purtroppo ho scoperto solo ora di stare più che bene in sua compagnia, che sia ad una festa, in un pub, o al freddo seduti in una piazza a caso. Dotato di un certo carisma, devo dire, ma anche di una dolcezza che probabilmente lui è inconsapevole di riuscire a suscitare. Oltre che a tutti quanti, vorrei dire Grazie specialmente a lui, per le bellissime parole, per gli abbracci, gli innumerevoli giri in motorino aggrappata al suo giubbotto,  le tempestive promesse d’amicizia e per la fiducia che ripone in me e che io ripongo in lui, cosa che non è necessariamente una conseguenza. Gli voglio bene, indubbiamente. Finora ho potuto apprezzare i suoi innumerevoli pregi, scoprendo ben pochi difetti. Anche per Fede, chiudo con la speranza, speranza che questo rapporto perduri anche dopo la fine delle vacanze.

Ci sono poi tutte quelle persone facenti parte della mia quotidianità per le quali i miei sentimenti sono rimasti invariati: li adoro, interamente.
E non sto parlando di un Nicco a caso, ma di Bea, Meg, Ioly, Maria, Cam, Beef, Paolo, e .. altri, sicuramente. Inutile trascrivere quel che provo per tutti loro, non ci riuscirei.

E adesso andate un po’ tutti affanculo perché sto post è diventato di uno smielato allucinante e io mi sto mangiando le mani. Adieu, merci pour l’attention et tirez-vous dans la chatte.

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tarantella all'inazione

    musa di nessuno

    ` io non tremo, è solo un pò di me che se ne va.¸

    maria grazia ha quattro genitori, diciassette anni, cento domande, mille rimorsi.
    un cuore ed un cervello che raramente collaborano in sintonia.
    troppe pretese.

    lei preferisce parlare di se stessa in terza persona perchè a scriverne in prima la tentazione di descrivere un altro essere più senziente di lei sarebbe incontenibile. è divisa in parti incongruenti fra loro, e per tenersi insieme si aggrappa a quelle poche certezze che tiene nelle mani, quelle che sempre più piano ha visto diminuire di numero, costringendola ad edificare un istinto di conservazione più restrittivo che ha messo davanti a lei
    copie
    su copie
    su copie
    fino a smarrirsi da sola, per doverci infine restare, per poter dire di non aver mai perso qualcosa in prima persona o vissuto, in prima persona.
    perchè così è più comodo, è facile, è indolore e a volte, è anche divertente. per fingere di aver vinto quando invece si sta perdendo tutto, fuorchè la capacità di autodanneggiarsi all'infinito.
    maria grazia è una di quelle persone che si vergognano delle quelle emozioni troppo forti che riescono ad uscire dalla propria bocca con troppa leggerezza, ed è per questo che, spesso, preferisce banalizzare e degradarsi alla sensibilità di una miccia nel polo artico, censurandosi la mente, accettando l'ultimo posto sul podio pur di non mostrare almeno un pò quelle spaccature che ogni tanto velocizzano il suo conto alla rovescia. quando non riesce a tacersi, eccede nell'opposto, e diventa fuori dalla sua portata.
    non ha limiti che non siano i suoi.
    fuma old holborn giallo con filtri OCB e rizla blu.
    da queste parole sembra una depressa alcolizzata cinquantenne e va fiera di non aver più l'istinto di continuare a scrivere ancora.

    e a volte
    pensa che voi non siate proprio un cazzo di niente.


    o si ama o si odia.

    ( se scrivevo '' sono na gran testa de cazzo '' ricevevo le stesse espressioni, ma CRISTO se non amo fare la melodrammatica. )

    ossigeno

    le tragedie, appunto; le pennichelle pomeridiane, che inevitabilmente si prolungano fino a sera; bigiare scuola ad un passo dal portone; il finestrino aperto in macchina; ruolare, ruolare, ruolare; FLIRTARE CON GLI SCONOSCIUTI; raccogliere sguardi curiosi nell'autobus; osservare in silenzio e far finta di niente se qualcuno richiama la tua attenzione; ossessionarmi; ping pong; I TRASTULLI !; farmi foto trash col cellulare anche in mezzo alla strada; le lenti a contatto colorfull; il dolce faruncazzo; ma poi fare qualcosa di utile ( per me ); avere un pubblico che mi compatisca a comando; farmi odiare, ma poi rimediare; NARGHILE' CON BEA; il calippo; la penombra; roma e i suoi odori nascosti nei vicoli di san lollo; dar l'impressione di avere ragione, e magari cannando invece alla stragrande; il mondo nintendo; i sogni erotici che ti ricordi a metà; pogare anche gli offlaga disco pax, basta che si poghi; la pioggia; il glicine e le rose bianche; tante altre cose, tanta gente; giaia.

    male di miele

    la mia lista di priorità; il perbenismo; essere una di quelle persone che desiderano una cosa ma quando ce l'hanno ci cagano sopra; farmi prendere la mano; il mio accettare spesso attitudini inaccettabili; il mio bioritmo sfasato; le faccine di msn; tutta 'sta tecnologia del menga; l'acqua panna; la fame nervosa; il caldo boia; il mio corpo, grazie; finire i soldi del cellulare durante una conversazione clue; odio anche il cellulare in fondo; quelli che 'non ha capito proprio un cazzo della vita'; ma anche quelli che 'io dico le cose in faccia' e invece te le sparano dietro senza passare dal via; veder crollare rapporti senza che io ne abbia colpa; odio aver odiato, probabilmente; tante altre cose; giaia.

    tutti gli uomini del presidente

    ataque de nervios; bamboladivetro; batmanisdead; chezmissmartha; carrecentrismo; endorphines; fanculizzati; forsakenpianist; parcoeur; leilui; lostintherain; mangrovia; miriadel; myneverneverland; parolesfavillanti; pondicherry; stupidamocciosetta; ninecrimes; trees;

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    *loading* chiamate senza risposta




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